Personal Branding - Corrado Sbano 2.0

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Personal Branding


Alla domanda: "Cosa hanno in comune i seguenti nomi: Apple, Coca Cola, Google, Amazon, Vodafone, BMW e McDonald's ?"... come rispondereste?
Probabilmente fareste qualche sforzo mnemonico per cercare di collegarle per date importanti, luoghi di provenienza o magari qualche fatto curioso che le accomuna in qualche modo. O ancora in qualche fattore commerciale che le accomuna: Coca Cola (beverage) con McDonald's (food), magari consumata in un'auto BMW (veicoli)...però mancherebbe l'incastro con Amazon (e-store) o con Apple (elettronica)... e quindi torniamo al punto di partenza.
In realtà una risposta c'è, ma non è da ricondurre all'aspetto materiale o alla descrizione del prodotto. Ciò che le accomuna va infatti ben oltre l'analisi materiale di un ogetto.

Sono tutti dei
Brands.

Tutti riconosciamo, per esempio, il valore dei prodotti Hi-Tech della Apple, che con una certa frequenza ritroviamo nei negozi di elettronica. Ma cosa ci permette di distinguerlo dagli altri? Cosa ci da la sensazione, il feeling che ci troviamo difronte ad un oggetto che noi premieremo con il nostro gradimento? Cosa spinge il consumatore a scegliere un prodotto ed elevarlo a simbolo di appartenenza ad una comunità di cui lui è fiero di far parte? Il
Brand.

Data la complessità dei mercati post moderni il significato di Brand va oltre il suo concetto primordiale di marchio, inteso come elemento per distinguere un prodotto dal suo concorrente. I Brands incapsulano tutta una serie di comunicazione, l'esperienza, la storia, la sensazione di un prodotto o un'azienda all'interno di un semplice nome e logo. Ma anche se il nome può essere semplice, le idee alla base del Brand e dei diversi modi in cui i Brands vengono utilizzati sono complessi e multidirezionali.
Nel tempo il Brand si è arricchito di significati relazionali tra azienda e mercato. Per esempio, le attività di marketing e la comunicazione aziendale intervengono a consolidare il legame "consumatore-marca" con slogan pubblicitari allo scopo ad includere nel concetto di Brand alcuni aspetti psicologici che amplificano il sentimento di appartenza del consumatore ad esso. Ogni Brand di successo fortifica il suo rapporto con il mercato attraverso il suo slogan: McDonald's - "I'm lovin' it" , Apple - "Loving it is easy. That's why so many people do.", Nike - "Just Do It"... Ogni Brand ha il suo messaggio calibrato per il suo pubblico. Pur non essendo un fan dei suoi prodotti, devo ammettere che anche io sento un certo calore di casa quando vedo la pasta Barilla sugli scaffali dei supermarket di Dubai, a New York o a Santiago del Cile.

Da puro strumento di distinzione di prodotti, Il Brand è quindi diventato un aggregatore di sensazioni e, con esse, di persone. Attorno ad un Brand crescono infatti delle vere e proprie comunità, le quali pur essendo di diversa cultura, nazionalità, estrazione sociale, condividono un sistema di valori che li accomuna l'uno all'altro. Questo concetto fu espresso da
Albert Muniz Jr. and Thomas C. O'Guinn, i quali nel 2001 pubblicarono un articolo pubblicato sul Journal of Consumer Research intitolato "Brand Community" (fonte Wikipedia): "una comunità specializzata, non legata geograficamente, basata su una serie di relazioni sociali strutturate nell'ambito della preferenza di un Brand".

Da qui il concetto di Brand come fenomeno sociale.

C'è infatti un'altro aspetto del Branding che sta emergendo negli ultimi anni, grazie anche alla diffusione dei Social Networks e degli strumenti Web 2.0. Il Personal Branding.
La paternità del termine è attribuita a Tom Peters che nel 1997 scrive un articolo "The Brand Called You", nel quale si esterna il concetto di auto-vendita con modalità simili a quelle applicate per prodotti o servizi. In pratica, le persone e le loro carriere sono contrassegnabili come Brands, tutte con il proprio valore, le proprie caratteristiche, la propria unicità. Mentre le varie tecniche e teorie di gestione per l'auto-migliormento sono incentrate sul cambiamento delle proprie abitudini e al miglioramento delle proprie potenzialità, il Personal Brading suggerisce che il successo deriva da una adeguata presentazione di se stessi in termini di unicità ed esclusività. Questo include sia i fattori esterni (abbigliamento, l'aspetto) che interni (conoscenza, esperienza, talento) in una rappresentazione esclusiva del "Se Stessi", caratterizzata dall'impronta indelebile che ci contraddistingue.

Fin qui la teoria. Ma in pratica?

Sul Personal Branding sono stati scritti molti libri, per darvi un'idea di quanto ci sarebbe da scrivere in merito. Io mi limiterò a fare alcuni esempi pratici.

I Social Network forniscono innumerevoli spunti per fare Personal Branding. Innanzitutto è proprio la natura social delle applicazioni che ci permette, una volta impostata la nostra immagine, di poterla diffondere, amplificare sfruttando i canali di interconnessione che esistono tra i canali Facebook, Twitter, YouTube, ecc.

La prima cosa da fare è chiedersi: "c'è già chi parla di me?". Forse la vostra azienda o il vostro profilo professionale è già oggetto di interesse da parte di utenti internet o communities virtuali. Basta googlare il vostro nome per verificarlo.

Importante è stabilire primariamente i nostri obiettivi, domandandoci quali sono i motivi per cui ricorriamo al Personal Branding. Provate a condurre un'analisi di voi stessi e delle vostre qualità, così da impostare una strategia di self-marketing che vi aiuti ad identificare meglio i vostri obiettivi. Questi possono essere di natura professionale (promuovere se stessi per la ricerca di un lavoro, o per la nostra attività freelance, la nostra azienda), oppure di natura privata (si vuole ad esempio creare una propria immagine da usare come profilo Social come complemento alla comunicazione business), o ancora per motivi legati ad un proprio talento (per esempio creare un Brand per un Blog su un tema specifico). Qualsiasi sia l'obiettivo per cui si vuole creare un Brand personale è fodamentale tenerlo sempre presente.

Non c'è una regola precisa per stabilire la propria presenza sul web: alcuni preferiscono la sola iscrizione ai Social Network, altri (maggiormente professionisti) preferiscono avere un proprio sito web o un Blog come catalizzatore di
contenuti. Certo è che più contenuti mettiamo in rete, più interazione ci sarà tra noi e i nostri amici o colleghi, più si avrà un riscontro da parte dei motori di ricerca. Quindi sarete più visibili. Importante è conoscere bene i meccanismi di funzionamento delle piattaforme 2.0  che deciderete di usare, affinchè gli strumenti di comunicazione messi a disposizione vengano usati al meglio con i migliori risultati.

Altro passo importante è la scelta del nome. Il nome è uno dei componenti principali per determinare la vostra identità...e l'esclusività è uno dei concetti base del Personal Branding. Scegliamo quindi di usare il nostro nome e cognome o, al massimo, usiamo un nick-name creativo. La condizione importante che questo venga usato in tutte le piattaforme in cui faremo comunicazione. Per dare coerenza al nostro Brand sarebbe opportuno creare un Manuale di Identità Visiva (chiamato anche Media Kit). In esso si specificano tutti i parametri che formano la nostra immagine: il logo, la sua forma, i suoi colori, i fonts che devono essere usati, la loro dimensione, il posizionamento nei vari media che andremo ad usare, ecc.

Passiamo quindi alla fase successiva: dare sfogo alla nostra
creatività. Per creatività non si intende necessariamente essere colorati o carini. Essere creativi significa pubblicare i propri contenuti con originalità, senso pratico, ma sopratutto evidenziando i tratti unici del nostro profilo personale. Perche sono quelli a rendere il nostro Brand unico fra tanti. Per esempio, pubblicare il nostro curriculum su internet è cosa di tutti i giorni. Ma farlo su un video è già più esclusivo. Se poi riusciamo a farlo con dei contenuti creativi (un buon video-operatore saprà darci i consigli esatti) otteniamo un contenuto di qualità, che sarà più interessante da vedere e magari anche da condividere.



 

A proposito di creatività: le nostre pagine Social Network. Ogni giorno ci si imbatte in migliaia di profili "vuoti", senza magari neanche fotografie...o addirittura con il cagnolino o il gattino di casa come foto del profilo. Questo non è fare Personal Branding, ma farlo al gatto. La nostra unicità deriva anche dalla nostra immagine, oltre che dai nostri obiettivi e contenuti personali. Se si fa Personal Branding in un contesto professionale, è importante che chi ci legge abbia difronte a se l'immagine di un professionista. Non di un gatto. Il vostro logo, la vostra foto, il vosrtro nome saranno i primi elementi con cui verrà a contatto chi vi legge. Al massimo, se non si vuole essere formali, si può optare per un'immagine nella quale si da risalto ad un particolare di voi stessi (es. un accessorio che usate quotidianamente, un particolare taglio di baffi), che poi userete come elemento distintivo della vostra immagine.

 



Non bisogna mai dimenticare i contenuti! Ricordiamo ancora che Personal Branding significa promuovere la nostra esclusività. I siti Social ci premiano per la qualità dei contenuti che mettiamo online e ci danno tantissimo spazio per arricchire il nostro profilo di tutti quegli elementi di cui abbiamo bisogno per farci conoscere, farci notare ed essere esclusivi. Così possiamo postare il nostro curriculum su Facebook, su Twitter, su LinkedIN, sia in formato fotografico, che in formato video se disponibile. Creare degli album fotografici su Instagram da condividere poi su altri siti Social. Magari arricchire i nostri album con foto delle nostre attività (professionali, divagative, sportive) in linea con il nostro Brand personale. Ma sopratutto bisogna essere coerenti nel postare i nostri contenuti: la foto della Giovannona Coscialunga non fa una bella figura sul nostro profilo Social su LinkedIN, se vogliamo essere credibili !

Fare Networking: così come avviene nei Blog, condividere contenuti sui siti Social è molto importante. Espandere la propria cerchia di amici fa crescere la nostra reputazione e rende il nostro profilo interessante per chi ci legge. Se il nostro Personal Brand è connesso ad una pagina aziendale o privata (o vice versa), bisogna sempre mantenere una condotta di conversazione e di contenuti in linea con l'azienda o con il nostro modo di essere unici. Le Public Relations ci insegnano ad avere pazienza e saper reagire con calma anche quando ci scrivono cose poco piacevoli. Quindi se perdiamo le staffe, reagiamo male ad un post di un nostro cliente o contatto, ne risentirà anche il nostro Brand.

 
 
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